Crosetto ha poi evidenziato come il conflitto in corso difficilmente si risolverà in tempi brevi.
“La situazione è molto complessa”, ha spiegato, indicando il pericolo di un’espansione della crisi oltre i confini attuali.
Secondo il ministro, alcune strategie internazionali basate sull’indebolimento del regime iraniano non stanno producendo gli effetti sperati, mentre cresce il rischio di una risposta destabilizzante da parte di Teheran.
Il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz
Tra i punti più delicati resta lo Stretto di Hormuz, crocevia fondamentale per il traffico energetico globale.
L’Italia, ha ribadito Crosetto, non può permettersi di ignorare l’importanza di questo passaggio:
“Da lì passa una parte decisiva della nostra sicurezza e della nostra economia”.
Un eventuale blocco o una destabilizzazione dell’area avrebbe effetti immediati sui mercati energetici e, di conseguenza, sull’economia internazionale.
Serve una risposta globale
Per affrontare una crisi di questa portata, secondo il ministro, non bastano interventi isolati. È necessario un approccio coordinato tra più Paesi.
“La risposta deve essere condivisa e credibile”, ha sottolineato, evidenziando la necessità di un’azione internazionale ampia e strutturata.
Un rischio difficile da prevedere
Il quadro delineato da Crosetto mette in evidenza una trasformazione delle minacce alla sicurezza: meno legate a conflitti tradizionali e più a dinamiche ibride, difficili da individuare in anticipo.
Le cellule dormienti rappresentano proprio questo tipo di rischio: una presenza silenziosa che può diventare operativa in tempi rapidi, rendendo fondamentale il lavoro di prevenzione e cooperazione tra intelligence e governi.