Sono pesantissime le accuse lanciate stamattina dall’Fsb, i servizi di sicurezza Russi, sui “mandanti” dell’attentato che è costato la vita a 139 persone al Teatro Crocus Hall. Mosca punta il dito contro gli ucraini, accusati di avere addestrato i terroristi. E il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Russo, Nikolai Patrushev, annuncia che “ora risponderemo con azioni di rappresaglia”. Il clima diventa sempre più teso. Anche perché i vertici sovietici non si sono limitati a indicare gli ucraini come responsabili dell’attentato poi rivendicato dall’Isis. Ma hanno indicato come “complici” gli Stati Uniti, accusati di aver fatto di tutto per coprire le tracce di Kiev dietro al massacro del Crocus Hall, e la Gran Bretagna. Nessun segnale di distensione, ma al contrario dichiarazioni che non fanno che aumentare le tensioni già esistenti. (continua dopo la foto)

Tensioni che ormai coinvolgono sempre più durettamente anche la Polonia. Dopo lo “sconfinamento” del missile Russo che ha volato per 39 secondi sui cieli polacchi, Varsavia ha alzato nuovamente il livello di allerta dell’Alleanza. Il Capo di Stato Maggiore polacco Karol Dymanowsky ha affermato che la Nato “dispone di 300mila soldati da inviare in Polonia e pronti a schierarsi al fianco di Varsavia in caso di guerra”. Non solo: secondo le ultime informazioni, 100.000 uomini si troverebbero già in territorio polacco. Fanno parte della Responce Force, un’unità speciale multinazionale altamente addestrata al conflitto e tecnologicamente all’avanguardia. Insomma, un’unità di guerra a tutti gli effetti. Composta da contingenti terrestri, aerei e marittimi. (continua dopo la foto)