Caso Fauci, la resa dei conti è iniziata: cosa c’è nei messaggi segreti

Francesco Meletti

13/08/2026

Nelle antiche fiere dell’America di provincia, tra uomini sparati da un cannone e altre attrazioni fuori dal comune, compariva spesso il cosiddetto “dunk tank clown”. Un pagliaccio sedeva sopra una vasca piena d’acqua e i visitatori, pagando poche monete, potevano provare a colpire un bersaglio per farlo precipitare. È questa l’immagine scelta per raccontare il trattamento riservato dai repubblicani più intransigenti ad Anthony Fauci, trasformato in uno dei principali bersagli della nuova stagione politica americana. Ad occuparsene un’inchiesta del Corriere della Sera a firma dell’inviato Matteo Persivale.

Per quasi quarant’anni alla guida del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, il Niaid, Fauci è stato uno dei volti più riconoscibili della risposta statunitense alla pandemia. Oggi, però, il virologo si ritrova nuovamente al centro di un’offensiva guidata dal senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul e sostenuta dall’ala più dura del movimento Maga. Donald Trump mantiene una posizione più prudente, mentre Paul punta a ricostruire le decisioni assunte durante l’emergenza sanitaria e a individuare eventuali abusi di potere, omissioni o dichiarazioni non corrette.

A proteggere Fauci dai possibili procedimenti federali relativi alle attività compiute tra il 2014 e il gennaio 2025 è intervenuto Joe Biden. Prima di lasciare la Casa Bianca, l’ex presidente gli ha concesso un “Presidential pardon”. La grazia, tuttavia, non ha fermato le indagini parlamentari né le iniziative avviate dai procuratori generali di Florida, Louisiana e West Virginia, intenzionati a esaminare più a fondo quanto accaduto negli anni della pandemia.

La pressione è aumentata con l’apparizione di nuovi documenti. Rand Paul sostiene di essere entrato in possesso del diario privato di Fauci e dei contenuti del suo telefono. Il materiale verrebbe diffuso gradualmente, alimentando una vicenda destinata ad accompagnare il dibattito politico almeno fino al voto di novembre. Durante un’audizione durata circa tre ore, il virologo avrebbe inoltre invocato per 111 volte il V emendamento della Costituzione americana, che consente di non rispondere quando una dichiarazione potrebbe determinare un’autoincriminazione.

Il ricorso al V emendamento, avvenuto durante la comparizione del 29 luglio, è diventato uno degli elementi centrali dell’attacco repubblicano. Secondo Rand Paul, la scelta di non rispondere impedirebbe al Congresso di chiarire una serie di passaggi decisivi. I suoi avversari vogliono sapere che cosa Fauci conoscesse sulle ricerche condotte in Cina, quali valutazioni fossero state formulate all’interno della comunità scientifica e come vennero gestite le prime ipotesi sull’origine del virus.

Nel mirino sono finite anche alcune comunicazioni private tra scienziati. Secondo la ricostruzione presentata dai repubblicani, nelle mail sarebbe stata considerata fin dall’inizio un’origine del Covid diversa dalla trasmissione naturale, mentre pubblicamente Fauci avrebbe contrastato l’ipotesi di una fuga accidentale dal laboratorio di Wuhan. Le accuse riguardano anche il finanziamento indiretto di ricerche sui coronavirus dei pipistrelli e gli esperimenti destinati a inserire particolari “siti di taglio proteolitico della furina”. Per gli accusatori si tratterebbe di modifiche capaci di aumentare la contagiosità dei virus studiati.

La battaglia si è trasferita inevitabilmente anche sui social. È tornata a circolare una copertina che Time dedicò a Fauci nel 2020, quando lo indicò come “Guardian of the Year”. L’immagine, però, è stata modificata e accompagnata dalla scritta “Il più grande stragista del secolo”. La grafica non è autentica, ma la sua diffusione dimostra quanto la figura del virologo sia diventata divisiva e quanto il confronto sulle origini della pandemia abbia ormai superato i confini della discussione scientifica.

Dopo l’audizione e i ripetuti ricorsi al V emendamento, l’offensiva ha raggiunto il passaggio più delicato. In sede parlamentare, con i repubblicani favorevoli e i democratici contrari, è stata formulata contro Fauci l’accusa di oltraggio al Congresso. La domanda, a questo punto, riguarda le possibili conseguenze penali e l’eventualità che il caso venga trasmesso al dipartimento di Giustizia per valutare l’apertura di un procedimento.

Trump ha ricordato che per la stessa accusa Steve Bannon e Peter Navarro furono condannati a quattro mesi di carcere dopo essersi rifiutati di deporre e di consegnare documenti alla commissione che indagava sugli eventi del 6 gennaio 2021. Il presidente, però, continua a muoversi con cautela. I primi undici mesi della pandemia furono gestiti dalla sua amministrazione, Fauci venne premiato per il contributo all’operazione Warp Speed, che accelerò lo sviluppo dei vaccini contro il Covid, e un eventuale scontro sulle responsabilità cinesi potrebbe produrre conseguenze geopolitiche difficili da prevedere.

Il vero nodo si trova nei limiti della grazia concessa da Biden. Il provvedimento riguarda soltanto le attività precedenti al gennaio 2025 e, essendo retroattivo, non può coprire un eventuale oltraggio al Congresso commesso nell’agosto 2026. Rand Paul e i suoi alleati sostengono inoltre che Fauci non possa rifiutarsi di parlare degli anni già coperti dalla grazia, perché non correrebbe più il rischio di essere perseguito a livello federale per quelle condotte. È questo l’argomento considerato più solido dal fronte repubblicano.

La strada verso un processo resta comunque piena di ostacoli. I legali di Fauci potrebbero trascinare il confronto giudiziario per anni, mentre alcuni dei reati ipotizzati sarebbero condizionati dai termini di prescrizione. Esistono poi problemi di competenza territoriale: gli Stati repubblicani che stanno indagando non avrebbero giurisdizione sulle attività svolte dall’ex direttore del Niaid nel Maryland. Anche la convocazione di un gran giurì e l’eventuale arresto del virologo appaiono, almeno per ora, ipotesi difficili da realizzare.

Più concreta sembra la possibilità di una lunga serie di procedimenti, ricorsi e udienze. Il senatore Tommy Tuberville, indicato come possibile futuro governatore dell’Alabama, ha promesso di costringere Fauci a trascorrere i prossimi anni dentro e fuori dai tribunali. L’età del medico, ormai 86enne, renderebbe comunque improbabile una futura detenzione, ma non lo proteggerebbe da una battaglia giudiziaria e politica prolungata.

Il caso potrebbe infine arrivare fino alla Corte Suprema. Secondo la ricostruzione, sarebbero almeno tre le questioni di rilievo costituzionale emerse durante l’offensiva contro Fauci. La più delicata riguarda l’uso della penna automatica, definita “autopen”, con la quale sarebbero stati firmati alcuni provvedimenti di Biden, compresa la grazia presidenziale.

I padri fondatori non potevano prevedere l’esistenza di uno strumento capace di riprodurre automaticamente la firma del presidente. Qualora la Corte Suprema, oggi a maggioranza conservatrice, giudicasse il suo impiego “illegal”, le conseguenze andrebbero molto oltre la posizione di Fauci. Potrebbero essere messi in discussione numerosi atti presidenziali, aprendo un conflitto istituzionale senza precedenti. È proprio questo, più ancora dell’ipotesi di un arresto immediato, il punto verso cui sembra dirigersi la nuova battaglia americana.