Tre episodi distinti, avvenuti in momenti diversi, ma con elementi che nel tempo hanno iniziato a combaciare sempre di più. È così che una serie di aggressioni, inizialmente considerate isolate, ha finito per delineare un quadro molto più grave e inquietante.
Le vittime sono tre donne, tra cui una minorenne. Tutte raccontano una dinamica simile: un incontro apparentemente casuale, un approccio rassicurante, poi il passaggio improvviso alla violenza in luoghi isolati, lontani da qualsiasi possibilità di aiuto.
Una dinamica che si ripete
Secondo quanto emerso dalle indagini, le aggressioni seguivano uno schema preciso. L’uomo avvicinava le vittime con un pretesto — spesso offrendo un passaggio — per poi condurle in zone periferiche o poco frequentate.
A quel punto scattava l’aggressione: minacce, violenze e, infine, l’abbandono. In alcuni casi, le donne sarebbero state lasciate ferite lungo strade secondarie o vicino a linee ferroviarie, in condizioni di forte shock.
Il caso della minorenne
Particolarmente grave uno degli episodi, che ha coinvolto una ragazza di 14 anni. La giovane era in compagnia di un’amica quando è stata convinta a salire in auto con la promessa di un’uscita tranquilla.
Durante il tragitto, però, la situazione è cambiata. L’auto si è diretta verso un’area isolata e anche per lei è iniziato un incubo fatto di violenza e paura. Il suo racconto si è rivelato decisivo per collegare i vari episodi.
Le indagini e il collegamento tra i casi
In un primo momento, gli episodi non erano stati messi in relazione tra loro. Le denunce erano separate e mancava un collegamento evidente. Ma l’analisi incrociata delle testimonianze ha fatto emergere analogie sempre più precise.
Gli investigatori hanno così iniziato a lavorare sull’ipotesi di un unico responsabile, ricostruendo movimenti, modalità operative e aree interessate dagli episodi.
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