Il caso di Ilaria Salis torna al centro dello scontro politico e lo fa con toni ancora più duri. Dopo il controllo avvenuto a Roma, il padre Roberto Salis rompe il silenzio e affida ai social un attacco frontale contro il governo, riaccendendo una polemica che ormai va ben oltre il piano giudiziario.
“Repressione”: lo sfogo contro il governo
Nel primo intervento pubblicato su Facebook, Roberto Salis utilizza parole pesantissime nei confronti dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
“Il regime del governo Meloni, come tutti i regimi postfascisti, ritiene che il modo migliore per mantenere il potere sia reprimere con la forza l’opposizione”, scrive, parlando apertamente di una strategia repressiva.
Secondo il padre dell’europarlamentare, quanto accaduto alla figlia non sarebbe un episodio isolato, ma il segnale di un clima politico più ampio, in cui la gestione del caso verrebbe piegata a logiche di consenso.
Nel mirino finisce anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio: Salis sostiene che il processo potrebbe essere avviato senza ostacoli, ma che non verrebbe fatto perché l’impianto accusatorio sarebbe fragile.
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Lo scontro con Libero: il secondo post
La polemica si intensifica poche ore dopo, quando Roberto Salis torna sui social per rispondere direttamente al quotidiano Libero, dando vita a un vero e proprio botta e risposta.
“Il giornaletto Libero mi accusa di attacchi infondati al governo, ma nell’ambito della mistificazione della realtà non è in grado di confutare la mia considerazione”, scrive.
Nel lungo post, ribadisce la sua posizione e insiste su un punto centrale: secondo lui, il ministro Nordio potrebbe “tranquillamente aprire il processo” nei confronti della figlia, ma non lo farebbe perché le prove raccolte sarebbero “talmente campate per aria” da non reggere in un sistema giudiziario democratico.
Da qui l’accusa più pesante: il governo, secondo Salis, preferirebbe mantenere la situazione in sospeso per alimentare una narrazione utile sul piano politico.
L’accusa alla maggioranza
