Quando si spengono le luci del teatro Ariston e cala il sipario sul Festival di Sanremo, resta sempre qualcosa sospeso nell’aria. Quest’anno la scena finale è stata tutta per il trionfo di Sal Da Vinci, accolto dall’abbraccio del pubblico e da una pioggia di commenti sui social. Eppure, mentre la città tornava lentamente alla normalità e le classifiche iniziavano a riempire radio e piattaforme, un altro nome continuava a riaffiorare tra le conversazioni: quello di Andrea Pucci.
Il comico lombardo avrebbe dovuto salire proprio su quel palco, invitato direttamente da Carlo Conti per partecipare alla kermesse più seguita della televisione italiana. Un invito importante, che avrebbe segnato un momento significativo nella carriera dell’artista. Poi, però, qualcosa si è incrinato. Prima le polemiche, poi una vera e propria tempesta mediatica: insulti, attacchi personali, persino minacce esplicite. Un clima diventato rapidamente incandescente, tanto da spingere Pucci a fare un passo indietro e a rinunciare alla partecipazione al Festival.

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La sua assenza non è passata inosservata. Se sul palco si alternavano canzoni, duetti e monologhi, fuori dall’Ariston il dibattito si faceva sempre più acceso. C’è chi ha parlato di eccesso di suscettibilità, chi di censura preventiva, chi ancora di un ambiente ormai incapace di accettare voci fuori dal coro. In mezzo, la decisione del comico di sottrarsi a un’esposizione che rischiava di trasformarsi in un boomerang mediatico.