Sul fronte internazionale i numeri non sono migliori. Due terzi degli americani disapprovano come Trump sta gestendo il conflitto con Teheran. Il cessate il fuoco temporaneo annunciato il 7 aprile non ha spostato gli orientamenti dell’opinione pubblica. La guerra pesa, e pesa doppio perché si sente direttamente in tasca attraverso i prezzi dell’energia.
La base si assottiglia: cala anche tra i Repubblicani convinti
L’83% dei Repubblicani approva ancora Trump — una base solida, ma in calo di quattro punti rispetto all’inizio dell’anno. Tra i sostenitori più accesi, quelli che approvano “fortemente”, la percentuale scende dal 58% al 52%. Sei punti in pochi mesi, su una platea che dovrebbe essere la più fedele di tutte. Anche tra gli elettori MAGA il supporto sulla guerra resta alto — l’87% difende la linea della Casa Bianca su Teheran — ma il dato economico erode anche lì, silenziosamente.
L’immigrazione non salva più: l’episodio del Minnesota
Persino sull’immigrazione — il terreno su cui Trump ha costruito gran parte del suo consenso — sono emersi segnali di cedimento. L’uccisione di due cittadini americani da parte di agenti federali in Minnesota ha creato imbarazzo e polemiche. L’amministrazione ha risposto con cambi ai vertici della sicurezza interna e della Border Patrol, riducendo arresti e detenzioni. Eppure oltre 60mila persone restano in custodia dell’ICE — quasi il doppio rispetto all’era pre-Trump — e la gestione del dossier continua a generare più controversie che consensi.
Il midterm si avvicina — e i Repubblicani hanno paura
La sintesi è quella di una presidenza intrappolata tra promesse non mantenute e una realtà ostile. Dal contenimento dell’inflazione all’impegno a non aprire nuovi conflitti, Trump si trova a difendere un bilancio che i suoi stessi sostenitori faticano a giustificare. Con le elezioni di midterm alle porte, la domanda che nessun Repubblicano dice ad alta voce ma tutti si fanno è una sola: Trump è ancora una risorsa o è già diventato un peso?



