Carburante alle stelle, ma sapete come pagano la benzina i parlamentari?

Giovanni Poloni

17/03/2026

benzina in aumento, ma quanto guadagnano i parlamentari dai rimborsi spese?
In un momento in cui il prezzo di benzina e diesel torna a pesare in modo significativo sulle tasche degli italiani, complice la guerra in Iran, cresce il dibattito sulle scelte economiche del governo e sul costo della politica. Da una parte, infatti, le accise sui carburanti restano invariate; dall’altra, milioni di famiglie si trovano a fare i conti con rincari quotidiani che incidono su ogni aspetto della vita.

Benzina e diesel sempre più cari

Negli ultimi giorni il costo del carburante è tornato sopra livelli considerati critici. Il diesel ha superato i 2 euro al litro, mentre la benzina si mantiene stabilmente intorno a quota 1,8 euro. Un aumento che non riguarda solo chi utilizza l’auto, ma che si riflette su tutta l’economia: trasporti, logistica, prezzi al supermercato e servizi.

Alla base di questi prezzi c’è anche il peso delle accise, imposte che rappresentano una componente significativa del costo finale alla pompa. Nonostante le richieste di intervento, il governo ha scelto di non procedere con un taglio, mantenendo così un flusso di entrate importante per le casse dello Stato.

Il nodo delle accise e le scelte del governo

Secondo le stime, il mancato taglio delle accise garantisce allo Stato un extra gettito che può arrivare a circa 9 milioni di euro al giorno. Una cifra rilevante, che spiega almeno in parte la decisione di non intervenire direttamente sul prezzo dei carburanti.

Al posto di una riduzione generalizzata, l’esecutivo sta valutando l’introduzione di un bonus carburante destinato alle fasce di reddito più basse, probabilmente sotto una certa soglia ISEE. Si tratterebbe di un aiuto temporaneo, pensato per sostenere le famiglie più in difficoltà senza incidere eccessivamente sui conti pubblici.

Tuttavia, questa scelta ha già sollevato critiche. Diverse associazioni dei consumatori parlano di una misura insufficiente, definendola un intervento tampone che non affronta il problema alla radice.

L’impatto sulle famiglie italiane

L’aumento del carburante non è un problema isolato. Ogni incremento alla pompa si traduce in un effetto a catena su tutta la filiera economica. Il trasporto delle merci su gomma, che in Italia rappresenta una quota dominante, diventa più costoso, e questo si riflette inevitabilmente sui prezzi finali pagati dai cittadini.

Per molte famiglie, questo significa affrontare una doppia pressione: da un lato il costo diretto per muoversi, dall’altro l’aumento dei beni di prima necessità. Una situazione che, nel lungo periodo, rischia di comprimere il potere d’acquisto e rallentare i consumi.

Il precedente del 2022

Nel 2022, durante una fase simile, il governo decise di intervenire con un taglio delle accise. Quella misura comportò un costo per lo Stato stimato in circa 1 miliardo di euro al mese, ma portò anche a un risparmio immediato per cittadini e imprese e contribuì a ridurre, seppur in parte, la pressione inflazionistica.

Oggi la strategia è diversa: si preferisce evitare interventi strutturali sui prezzi per puntare su aiuti mirati. Una scelta che divide economisti, politica e opinione pubblica.

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