Pier Luigi Celli, manager pubblico e privato, già direttore generale della Rai tra il 1998 e il 2001, ha un giudizio su Bruno Vespa che non è cambiato in trent’anni e non ha nessuna intenzione di addolcirlo. Intervistato dal Fatto Quotidiano, Celli ha ripercorso il suo rapporto — se così si può chiamare — con il conduttore di Porta a Porta, partendo dall’episodio dell’ascensore e arrivando allo scontro televisivo con il deputato dem Giuseppe Provenzano, che nelle ultime settimane aveva fatto il giro della rete.
“Un maggiordomo che si comporta da padrone”
Il giudizio di Celli su Vespa è lapidario e non ammette sfumature. “Per me Vespa è un maggiordomo”, ha detto senza preamboli, spiegando poi il ragionamento: “Si sente protetto, si sente padrone. Io i padroni, al pari dei maggiordomi, non li ho mai sopportati”. Una posizione espressa pubblicamente anni fa in un talk show Rai e mai ritrattata, nonostante le inevitabili conseguenze.
Perché inevitabili? Perché Vespa non aveva gradito. E Celli racconta con una certa compiacenza l’unico incontro che ne era seguito. “Era la sede Rai di via Teulada. Prendo l’ascensore, si ferma, si aprono le porte. C’è Bruno Vespa. Mi guarda e dice una sola parola: ‘Str*nzo!'”. Fine dell’incontro, fine della conversazione. Il resto, nella memoria di Celli, è silenzio.
“Non ho mai visto Porta a Porta. È un mio vanto”
Il dettaglio più sorprendente dell’intervista riguarda la coerenza dell’ex DG: Celli ammette di non aver mai visto Porta a Porta in vita sua, nemmeno durante i tre anni in cui guidava la Rai. “Guardavo tutto il resto, per capire cosa funzionava e cosa no. Quello no. Non ce la facevo proprio”. E aggiunge, con una punta di orgoglio: “È un mio vanto”.
Eppure, dall’alto di questa non-visione, il giudizio sul programma e sul suo conduttore è preciso e articolato. Durante il suo mandato, Celli aveva cercato di ridurre le puntate settimanali da quattro a tre — una mediazione, dice, per non dare l’impressione di voler punire qualcuno. E aveva provato a limitare la promozione dei libri di Vespa su tutti i canali Rai, “molto pervasiva”. “In parte ci riuscimmo”, ricorda. Vespa “non ne fu felice. Prima aveva carta bianca, faceva come gli pareva”.
Il duro attacco


